Ti è mai capitato di fissare il leggio del gioco dello Scarabeo con in mano solo lettere “non funzionali”?
Magari hai una serie di consonanti dure, spigolose, che sembrano non incastrarsi con nulla di quello che c’è già sul tabellone.
Nelle relazioni succede esattamente la stessa cosa.
Ci sono giorni in cui ci sentiamo carichi di parole “taglienti” e vorremmo solo scaricarle sulla scacchiera della nostra vita, magari per orgoglio o per rabbia.
Ma la verità è che comunicare è un gioco di incastri, non di sfoghi.
Nello Scarabeo, quando non vedi vie d’uscita, la tentazione è quella di forzare una parola che non esiste o di arrendersi.
Nel bel mezzo di un conflitto, spesso facciamo lo stesso, o urliamo parole che feriscono (forziamo la mano) o ci chiudiamo in un silenzio punitivo (abbandoniamo la partita).
Ma il segreto dei grandi giocatori è saper usare una lettera dell’altro una parola, per costruire la propria mossa. Se l’altra persona ti lancia una parola carica di frustrazione, non rispondere con un muro.
Cerca in quella parola una lettera, un piccolo punto di contatto e costruisci da lì.
Il conflitto si risolve quando smettiamo di giocare “contro” l’avversario e iniziamo a giocare “con” la situazione.
C’è poi un errore che facciamo tutti: restare minuti interminabili a fissare le nostre lettere cercando la mossa perfetta, quella che ci farà sembrare i più intelligenti o quelli che hanno ragione. Intanto, però, l’altro aspetta. Il tempo passa.
E nelle relazioni, il tempo sprecato nel silenzio o nel rancore non torna più.
Non abbiamo a disposizione infiniti turni. Sprecare giorni incompresi per paura di “perdere” un confronto è come tenere la lettera “Z” in mano per tutta la partita aspettando il momento ideale, per poi scoprire che la partita è finita e non l’abbiamo mai usata.
La gestione del tempo in un rapporto non significa fare le cose in fretta, ma capire quando è il momento di “passare la mano” all’orgoglio per far spazio al dialogo.
A volte, la mossa migliore non è la parola più lunga o quella che vale più punti, ma una parola semplicissima, un “Ti capisco” che però permette alla partita di continuare.
Perché alla fine, a differenza dello Scarabeo, nelle relazioni non vince chi fa più punti, ma chi riesce a tenere il gioco aperto più a lungo possibile.
Come scriveva Zygmunt Bauman: “Ogni fallimento di relazione è quasi sempre un fallimento di comunicazione”.
Amore, semplicità, equilibrio, tempo, le parole scritte sul mio tabellone.
Comunicare non è un monologo, ma un esercizio di “incastro”.
Per farci capire, dobbiamo saper usare le parole che l’altro ha già messo sul tavolo, rispettando il suo “spazio” per costruire un senso comune.
E tu? Hai qualche “tassello” pesante nel cuore che stai aspettando troppo a mettere sul tavolo oppure come me stai gestendo il tuo tempo nelle relazioni, rilassando cuore e mente?


